'Rayuela' - Come leggerlo?
e scoprire un capolavoro
Questo è un libro che mi gira intorno da anni, da moltissimi anni, da quando fresca di laurea avevo deciso che la letteratura sudamericana non faceva per me, avendo letto però solo Marquez e facendomi beffa di quel realismo magico sulla bocca di tutti. Io ero una da Virginia Woolf, da Joyce, da romanzi russi, da tutto quello che mi faceva pensare di essere diversa e dovevo, invece, ascoltare Andre che leggeva Céline sdraiato al parco a piedi nudi e io sbuffavo, e poi Borges, e poi Cortàzar e io pensavo che non capisse nulla e credevo che, forse, non era l’uomo per me perché se non capiva Mrs Dalloway mentre comprava dei fiori per sé come mai avrebbe potuto capire me? Mi ha lasciato prima lui, ma mi ha anche lasciato della grande letteratura; erobtroppo giovane e con troppe verità in tasca per capirlo all’epoca.
Sono passati decenni e Mario mi regala i racconti di Cortazar, dice che non è possibile che non mi piacciano. Io ringrazio, e metto lì. Ci sono voluti altri 15 anni per leggerli e per darmi della cretina e per aver voglia di Rayuela nelle chiacchiere di un bar con un amico scrittore che mi diceva cosa fosse stato per lui scoprire la Maga a 25 anni. Io l’ho scoperta a 51 dopo che una certa Erica me l’ha mandato su Vinted a un prezzo ridicolo per un capolavoro che ancora mi domando come abbia fatto a disfarsene, a lasciarlo andare, quella copia che ora è piena di penna, di annotazioni, di post it e di parole mie e di pensieri, di lacrime, di omissioni e di ricordi. Certo è che se io l’avessi letto tra i 25 e i 30 anni, insomma con Andre sdraiata al parco mentre mangiavamo biscotti senza mai pensare per un istante allo zucchero, beh se l’avessi letto allora sarei impazzita, forse avrei imparato anche ad amare Parigi.
Invece l’ho letto a 50 e sono impazzita comunque (ma no, niente Parigi, ancora una volta si conferma melensa, anzi “Parigi è un’immensa metafora” e sempre, sempre “Parigi ci distrugge piano”) ma sono impazzita per il piacere della lettura, per il piacere della parola, per giocare a un gioco che solo i grandi sanno fare, quando le illusioni sono perdute e la giovinezza è un lontano ricordo.
Ma come si legge? O meglio, come l’ho letto io e come ne ho tratto il godimento maggiore? A pagina 2 c’è una tavola d’orientamento che Cortazar dà al lettore nel 1962, quando esce il libro. Ci sono 155 capitoli ma il romanzo ‘tradizionale’ può avere una lettura univoca che va dal capitolo 1 al capitolo 56, tre asterischi ne indicano la fine. Fino al capitole 36 siamo ‘dall’altra parte’, quando, a Parigi con la Maga “quella donna porta in sé una sofferenza” (dio che personaggio letterario è la Maga, che donna, che piacere mi ha dato leggerla) e Horacio è “rimbecillito a forza di baciare il tempo” quando capisce che “cercare era il mio destino, l’emblema di coloro che escono la notte senza alcuna precisa intenzione, lo scopo degli assassini di bussole”. Dal capitolo 37 siamo ‘da questa parte’, quando Horacio torna a Buenos Aires e comincia a guardare Talita con altri occhi. (Sì questa lettura è piena di spoiler, ma tant’è, se si può pensare che rovini la lettura forse io e voi abbiamo un concetto di lettura diverso). Dicevo si legge tutto d’un fiato fino al capitolo 56; ho sottolineato pagine intere con penna blu (non è che voglio essere didascalica, è proprio importante), annotato, riflettuto, è un libro pieno, carico, che ti si appoggia addosso, che ti entra dentro, ti divora, a tratti. Leggendolo ti sembra manchino dei pezzi, o meglio, ci sono dei nomi, delle situazioni, dei riferimenti che non ti sembrano chiari o del tutto comprensibili. Oppure qualcosa lo leggi distrattamente ma attenzione, mai distrarsi con C. perché poi ti chiede il conto.
Poi? Poi bisogna resistere alla curiosità di non sbirciare i capitoli successivi. Di far finta che il libro sia terminato. Di ascoltare C. e ricominciare dal capitolo 73, come da tavola di orientamento, perché “far scomparire la doppia lettura è far perdere plasticità al libro e appiattire il romanzo” cioè C. vuole che il lettore abbia a che fare con “un libro che gli smuova tra le mani” perché “se lo leggerà solo nel primo modo, perderà molto”. E il gioco è proprio questo, è proprio il libro che ti si muove tra le mani - e infatti ho adorato leggerlo in cartaceo -, è cercare il capitolo, passare dal 73 all’1, poi al 2, poi al 116 e così via. All’inizio vi ritroverete dentro la storia dell’inizio, sempre a Parigi, sempre Horacio e la Maga, ma vi sembrerà di leggere un altro libro e, infatti, le sottolineature di questa seconda lettura sono fatte con la penna di un altro colore, in rosa scuro:
I capitoli nuovi (dal 56 al 155) che, durante la prima lettura, non sono stati letti, adesso acquisiscono un significato e un’importanza fondamentale nel romanzo. Alcuni capitoli integrano la storia, danno delle spiegazioni, per quanto C. sappia o voglia spiegare, altri sono della aggiunte filosofico/letterarie, altre sono poesie, altri sono piccoli trafiletti di notizie tratte da un quotidiano. Sono tutti eccellenti? No, certo che no, alcuni sono proprio fastidiosi, poco riusciti, ma subito, C. ti riacchiappa, ti fa continuare a giocare, basta un sasso e la punta di una scarpa per raggiungere il Cielo (avete mai giocato a mondo, sì? Che infanzia, disegnare quadrati sull’asfalto che ancora non era rovente nelle miti estati degli anni Ottanta, e usare un sasso, sempre quello che portava fortuna, e saltare su una gamba sola, e vincere ed esultare per ricominciare poi il pomeriggio successivo in quei pomeriggi assolati spesi tra le mura di un cortile, senza il mondo fuori perché il mondo ce lo avevamo sotto i piedi). E quando su ritorna sui capitoli già letti, con questo nuovo sguardo, con questa seconda lettura, ci si ritrova a scoprire delle altre cose ancora, a voler capire di più della Maga, a sentire Horacio fine dentro le ossa e seguirlo, scappare con lui, e cercare e sapere che “la protesta tacita di fronte alla continua evidenza della mancanza, della diminuzione, della pochezza del presente. Credere che l’azione potesse colmare era un’illusione da moralista”. Horacio butta via tutto per reinventare la realtà
Questo è un libro rivoluzionario e non lo è solo per la forma. Lo è per le tematiche che contiene, che sono l’amore, sempre, la letteratura, la morte, l’amicizia, la distanza, la fottuta paura di campare, la fuga, la lontananza.
“Dal sì al no quanti forse? Tutto è scrittura, ossia fabula. Ma a che ci serve la verità che tranquillizza l’onesto proprietario? La nostra verità possibile deve essere invenzione, ossia scrittura, letteratura, pittura, scultura, agricultura, pescicultura, tutte le ture di questo mondo”
Tutto è scrittura se sai scrivere come C. e la verità non importa, importa la poesia, importando le parole capaci di creare altri mondi, sapori pieni in bocche stanche, importa trovare la vita che pulsa ancora in un romanzo scritto del 1962 e sentirla ancora forte in gola, come dopo una corsa in salita, poco fiato, la testa che gira, non hai capito tutto ma hai capito che è stupendo arrivare in cima e guardare giù mentre ti vengono le vertigini e sei così felice, così felice che le parole non ci arrivano.
Adorno, all’indomani della Shoa, diceva che era impossibile scrivere poesia dopo Auschwitz. Ma Paul Celan gli risponde “ma allora che altro dovremmo fare, dottor Adorno, se non scrivere delle poesie?”. Anche C., a suo modo e qualche anno dopo, risponde facendo poesia scrivendo un anti-romanzo rivoluzionario che condensa in cinquecento pagine una serie di dubbi, di problemi, di incertezze e non dà consigli, ma pone decine di interrogativi. Potrei citare pagine intere, più di quanto ho fatto, e non ho detto nemmeno della metà delle cose che ci sono da dire. Mi sono innamorata della Maga, e non ho detto quasi niente di Talita e di Traveler, personaggi straordinari, e nemmeno mezza parola sul Club del Serpente o su Morelli.
Ma sono imbambolata. C. mi ha ipnotizzato. Ho passato due settimane nel suo mondo, a ricominciare il gioco non appena avevo un attimo, a tirare il sasso per finire nella casella giusta, a riempirmi di note e di parole e di nostalgia e forse sì, alla fine mi sono anche un po’ innamorata di quella Parigi lì, del vuoto delle due stanze di falsi studenti, della lenta pioggia di rinunce e addi e biglietto di metrò. (tutto C., io mica scrivo così bene). Anche io, come Horacio, per un certo periodo ho vissuto di vite altrui, ho respirato la miseria e la pazzia, e ho bevuto mate sentendomi il gelo nelle ossa, e ho parlato di letteratura per ore e combattendo con la filosofia che non è roba mia, come la matematica. Ho letto poi, altre cose, ho aperto e mollato libri, mi fa schifo tutto, perché dopo che entri in Rayeula è difficile uscirne, perché vuoi continuare a saltare, e ti serve la bellezza per continuare a farlo.
Ci ho messo una vita a scoprire Cortàzar, spero di aver convinto qualcuno ad iniziare subito.


Ma cosa hai scritto??? Ripeto, cosa hai mai scritto???
Io di Cortazar avevo letto dei racconti che non mi sono piaciuti. E allora tutto Cortazar è finito in un angolo di mente dove ripongo le cose che prima o poi (più poi che prima) leggerò.
Poi arriva questa tua recensione che è un insieme di vita, di libri, di pensieri, di sentimenti, di emozioni, di citazioni, di storia. Arrivano queste tue parole in un momento brutto, pessimo, della mia vita in cui solo i libri sembrano avere un senso.
E tu mi parli di un ragazzo che leggeva scalzo in un prato. Tu mi parli di un Cortazar che inizi per caso e ti fa nuovamente scoprire l’amore perchè le tue parole arrivano così forti perchè ti sei innamorata, vero? O almeno questo è quello che ho percepito io.
E so giá che queste tue parole mi perseguiteranno, così come il tuo consiglio di vivere la vita, anche sbagliando mille volte. Perchè le tue parole sono straordinarie per me. E ci penso e ci ripenso, e penso al fatto che vorrei conoscerti. Che vorrei anch'io essere seduta con uno scrittore che mi incanta con il suo raccontare della Maga. Ma per me sei tu che mi hai incantato. Quindi si, una persona sei riuscita a convincerla a leggere Cortazar.
Ora devo riuscire a inserirlo in questa mia esistenza incasinata e stanca.
Grazie con tutto il cuore. Sempre io, Alice
Metto in lista, ho letto cortazar da ragazzo insieme a Borges, cioè non con Borges dai, ma questo non lo conoscevo. Ma c'entra coi tarocchi?